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"Nello spiazzo che divenne la piazza di Sant’Eufemia ad Erba, in epoca romana si teneva un mercato conosciuto in tutta la Brianza. Alla metà di ottobre vi si svolgeva anche una festa di fine raccolto, durante la quale si preparava, in un grande paiolo, un’enorme puls di castagne e fagioli, con sfarinati di varia origine. Nel XVI secolo, la festa agricola fu trasformata in sagra religiosa e fissata alla terza domenica di ottobre, in concomitanza con la celebrazione del ricordo di sant’Eufemia nell’omonima chiesa antistante la piazza del mercato..."
Nelle ricette sezione dolci
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Dieci anni, nella cultura del Web hanno il valore di dieci secoli nella “galassia Gutenberg”. E sono appunto dieci anni che il sito della Cucina Lariana rimbalza nello spazio virtuale, rappresentando ovunque quella parte della cultura comasca, lariana, insubrica e prealpina, la cultura del cibo e della gastronomia, che fino a pochi anni or sono faticava a farsi conoscere e apprezzare fuori dei territori di cui era espressione.
In questi dieci anni, il sito è divenuto adulto, ha migliorato la propria struttura e aumentato la quantità delle proprie rubriche, accrescendo progressivamente i suoi contenuti. Da sito è divenuto portale, il portale della Cucina Lariana, attraverso il quale è possibile non solo farsi un’idea dei prodotti del territorio e della gastronomia lariana nel suo complesso e nelle sue specificità, ma anche avere accesso ad altre realtà virtuali che affrontano, semmai da altri punti di vista, le stesse problematiche. Il lavoro non è certo terminato: ci saranno presto altre novità, con cui crediamo di andare incontro alla richiesta di approfondimento e alle curiosità irrisolte degli amici di lungo corso e dei nuovi utenti che decideranno di collegarsi con noi.
Difficile non essere soddisfatti dei risultati raggiunti, cioè della diffusione che, anno dopo www.cucinalariana.com ha visto crescere costantemente, fino a superare i trentamila contatti annui. Merito degli utenti della rete che dimostrano di trovarvi risposte confacenti alle proprie domande e ad interessi che gli altri media riescono spesso a soddisfare in modo solo parziale o superficiale. L’intima soddisfazione di chi ha creduto al sito e ha continuato a impegnarsi per migliorarlo e renderlo più completo, si accresce alla considerazione del carattere didattico e scientifico che il sito ha avuto fino dalla sua apertura, lontano tanto dagli atteggiamenti del mercato, dalle tendenza e dalle mode, quanto dalla faciloneria e del pressappochismo che contraddistingue molti aspetti di quella che comunemente viene definita la realtà enogastronomica.
Questo piccolo momento di autocelebrazione della nostra decennale attività cade in parallelo alla memoria del quarto anno dalla scomparsa della persona che questo sito più di ogni altro ha contribuito a ideare, a creare e a migliorare: il professor Marco Riva, docente al DISTAM (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari e Microbiologiche) della facoltà di Agraria dell’Università Statale di Milano. A lui, cui va il nostro commosso ricordo, ci piace intitolare questo “decennale”: non tanto la chiusura di un ciclo, quanto l’avvio di una nuova avventura che a lui, il nostro amico Marco, sarebbe piaciuta molto.
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"L’abitudine di friggere il pesce e di bagnarlo con aceto o viceversa è documentata già nel "De agri cultura" di Catone (II secolo a. C.). L’aceto o l’agresto o il succo di arancia (frutto che nel Medioevo, non ancora stato ibridato, aveva un gusto aspro simile a quello del limone), erano sostanze che permettevano di conservare il pesce per molti giorni, e friggendolo molte volte, anche per un mese...."
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SE NON E’ ZUPPA E’ PAN BAGNATO. Apologia della zuppa e del mangiare al cucchiaio nella società trad |
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"La zuppa compiva il miracolo della consustanzazione: riusciva a rendere solido e consistente, anche ciò che nasceva liquido e in apparenza, proprio perché liquido, povero di proprietà nutritive. Di più, nella fattispecie della zuppa, al pari della carne, la minestra diveniva companatico (letteralmente: ciò che sta insieme al pane e gli dà sapore e variazione)... |
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Nuova ricetta: agoni alla comasca |
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"Gli agoni fritti, ricoperti di una salsa di acciughe e prezzemolo, sono tipici della cultura gastronomica tra Sette- e Ottocento, ma riprendono preparazioni più antiche, ben radicate sul territorio, quando le acciughe, le sarde e il baccalà venivano usati non solo come alimenti specifici ma anche per dare sapore alle pietanze". vai alla ricetta
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